1 dicembre 2007

Dirigenza

La tornata elettorale per il rinnovo delle RSU ha riservato significative sorprese, le cui valutazioni lasciamo ai lavoratori, che sanno meglio di tutti leggerne i risultati, in barba ai soliti comunicati trionfalistici delle organizzazioni sindacali.
Approfittiamo di questa occasione, però, per sollevare una questione che viene sempre taciuta nei discorsi che riguardano il cattivo funzionamento della pubblica amministrazione ovvero l’inadeguatezza dei dirigenti pubblici.
Infatti, mentre non si perde tempo per sottolineare ogni giorno l’inefficienza dei dipendenti pubblici descritti come assenteisti e fannulloni, nulla viene mai detto in merito ai comportamenti dei dirigenti.
Al Ministero dell’Economia e delle Finanze, l’avvicendamento alla guida del IV Dipartimento, frutto dell’originalità del ministro Padoa-Schioppa (…siamo fortunati, dopo la finanza creativa di Tremonti…), era stato dipinto sulla stampa come l’inizio di un nuovo modo di amministrare la cosa pubblica.
Purtroppo così non sembra essere, perché sono ancora i lavoratori che devono sopperire alle mancanze organizzative ed alle carenze di organico con spirito di sacrificio, salvo poi essere tacciati di inefficienza. I dirigenti, pagati lautamente e con premi di produttività regalati sulla base di obiettivi scelti non si sa bene con quali criteri, si permettono ancora comportamenti non più tollerabili, che non vengono assolutamente repressi da chi ha la più alta responsabilità amministrativa.
Riteniamo che, dopo lo scellerato progetto di chiusura delle sedi provinciali del MEF (sul cui fallimento il “geniale” ministro Padoa-Schioppa dovrebbe riflettere), l’amministrazione debba recuperare la propria credibilità mettendo finalmente a verifica l’operato della propria dirigenza e stabilendo, anche di concerto con i rappresentanti dei lavoratori, gli obiettivi che devono essere raggiunti, per evitare di scaricare sui lavoratori stessi le inefficienze del sistema.
Questo dovrebbe essere l’agire dei componenti le RSU e non, invece, quello di essere semplici esecutori del volere delle OO.SS. di riferimento le quali, come ben sappiamo, non hanno a cuore la tutela dei diritti essenziali dei lavoratori.
Fuori dai palazzi c’è un mondo di disoccupati, di precari, di senza casa, di poveri cristi, di violenza, di sfruttamento, di abbandono, di eroi inventati per giustificare una guerra, di ingiustizie sociali, di diritti calpestati, di morti innocenti, di speranze deluse, di rabbia montante ed esplosiva.
Noi, che siamo visti come una categoria di “privilegiati”, abbiamo il compito di sfatare questo mito…


COBAS M.E.F.

26 novembre 2007

LA CONGIURA DEGLI INNOCENTI (una soluzione di politica “meritogratis”)


Vorremmo fare qualche riflessione, noi “anta”, riqualificati o apicali come dir si voglia, stufi di sentirci considerare con protettiva sufficienza: "fuorigioco" da chicchessia.

LA CONGIURA DEGLI INNOCENTI

(una soluzione di politica “meritogratis”)



SE DOPO ANNI DI PROFESSIONALITÀ CI SI VUOLE LIBERARE DI NOI CON UNA pacca ai posteriori, perchè non più "sostenibili" da un qualsiasi progetto strategico, chiediamo che almeno non si diano per buone le argomentazioni da “pulizia anagrafica” di Visco e Padoa Schioppa, noti recordmen delle sparate: le loro dissertazioni sullo svecchiamento del personale sono argomentazioni incredibili di chiaro segno retrò anche se presentate con un’”allure” di modernità. La questione non appartiene alle Commissioni Tributarie, ma è una questione politica generale che andrebbe seriamente affrontata dall’amministrazione con le parti sociali.
Noi tenderemmo a rifiutare la soluzione violenta, stile Nerone (“tutti i più anziani nelle arene per essere sbranati”): e ciò non per bontà o carità, ma perché inutile nonchè antieconomica, visto che i cristiani ci sono ancora.
Ma ci fa soprattutto incazzare il tipo di soluzione soft, come l’ultimo “concorso per i passaggi tra le aree”. Non ci va a genio. A questo riguardo, dato che non è possibile dimostrare la mala fede altrui, abbiamo ricostruito la vicenda legata appunto a questo concorso partendo dalla considerazione che molti - in buona fede - rimangono perplessi e dubbiosi dinanzi agli sconcertanti espedienti con cui è stato devastato. Abbiamo pensato proprio a coloro che con cuore puro vogliono capire; così abbiamo preparato una serie di argomentazioni che confutano totalmente il principio mostruosamente empio che ne sta alla base: la teoria del merito “aggiunto a forza”.
Confutazione scientifica della teoria del ”merito aggiunto a forza”
Abbiamo cercato di mettere in fila alcune considerazioni che chiariscono e rendono accessibile la comprensione dei criteri adottati nel progettare con cura e plausibilità il contenuto di un concorso balordo e i “maramaldeggi” che pretendono di renderlo digeribile anche da un punto di vista para-giuridico.
Va detto che qui non si intende criminalizzare o demonizzare alcuno ma si coglie piuttosto l’occasione per tentare di chiarire definitivamente quello che appare come una macchinazione ai danni di una categoria di lavoratori. E' bene chiarire che, a parte il danno economico, il “plot” resta una questione meritocratica di facciata, anzi “meritogratis” nulla potendo moralmente nei riguardi della reale professionalità dei lavoratori, quella che conta. Anzi quest'ultima, quando è posta sotto assedio, non viene neanche scalfita ma ne esce ulteriormente confermata e rafforzata.
Se vi piace lo stile del thriller, eccovi un’intensa esposizione, dai contorni neanche tanto misteriosi, ispirata a questa storia esemplare che, a nostro parere, narra dell’uso virtuoso di talune anomale modalità di promozione professionale. Effettivamente l’architettura del concorso è stata “curata” (per non dire “ammazzata”) alacremente in questo senso, e si vede:
- accordo a posteriori: dopo il bando del 2001, un diverso accordo amministrazione-sindacati è intervenuto a sorpresa in corso d’opera (ben due anni dopo, nel 2003) ed ha ampliato con un colpo di mano la graduatoria degli idonei per inserire in soprannumero un folto gruppo di impiegati a prescindere dal punteggio dei titoli raggiunto, facendone così fuoriuscire, vista comunque la limitatezza dei posti messi a concorso, altrettanti con punteggio evidentemente superiore a questi ultimi. Certamente c’è ancora in piedi la spocchiosa questione del doppio salto a cui s’è dato un’inusitato spessore, ma qui si tratta di saltare a piè pari la cavallina!
- 1 gennaio 2001: nel bando la data di demarcazione per il possesso dei titoli è stata scelta con cura per tutto quello che ne consegue a livello di calcolo del punteggio. Fissata esattamente qualche mese prima del nostro riconoscimento della posizione superiore per impedirci di rastrellare più punti e metterci così in difficoltà.
- bonus di 7 punti (per idoneità in concorso precedente): a seguito di un ricorso (pilotato?) tale bonus è stato però eliminato per impedire, a nostro giudizio, che il personale riqualificato prendesse troppo le distanze fino a diventare irraggiungibile nella graduatoria degli idonei.
- trend da 24 a 40 punti (intervallo del punteggio utile per la prova orale): a memoria d’uomo mai era stato previsto un intervallo così ampio in un concorso. Ciò dovrebbe far meditare. Pensiamo sia stato previsto al solo scopo di dare la possibilità di recuperare il proprio punteggio basso in graduatoria alla categoria di lavoratori inseriti in soprannumero.
La messa in opera di simili stratagemmi rasenta una vera e propria metafora dell’osceno. Siamo o non siamo sempre più davanti ad interessi di parte che non rimangono sostanzialmente invisibili, perché nascosti? Ora sono alla luce del sole, ostentati con fierezza burocratica. A tanta sfrontatezza corrisponde altrettanta cecità di chi dovrebbe vigilare e invece storna lo sguardo in un amaro distacco cinico e disincantato. E’ questo un crimine, che rende complici del misfatto, di gente che ha imparato a sottomettere la propria coscienza. La sensazione è però che tutto ciò rimanga nel risaputo e perda il gusto della denuncia, diventando un piatto sermone fatto di frasi che sembrano titoli di giornali, bignami o una denuncia sterile e priva soprattutto di passione.
Forse è questo è il tormentone che dovremmo ripeterci ogni giorno: “Basta comportarsi come i cani che escono solo se qualcuno li porta fuori! Apriamo gli occhi, apriamoli il più possibile, organizziamoci per difendere la nostra libertà continuamente insediata da questa melassa dove le istituzioni con la loro devastante iconografia sono il più fetido travestimento della menzogna”.

14 ottobre 2007

ARRIVANO LE ELEZIONI RSU….

Si avvicinano le elezioni per il rinnovo della RSU e, come da rituale, siamo inondati da materiali e volantini sindacali d’ogni tipo.
E’ veramente singolare che proprio ora, organizzazioni sindacali aziendali che non hanno mai prodotto informazione sindacale, che non si sono mai distinte nella critica alle scelte dell’Amministrazione, oggi si scoprono improvvisamente attive e combattive come non mai, improvvisamente desiderose di comunicare con quei lavoratori che hanno la pretesa di rappresentare.
Dunque si è aperto il “tutti contro tutti”. Ognuno spara la promessa più grossa, per l’uno o per l’altro reparto, per un’area o categoria piuttosto che per un’altra.
DIFFIDIAMO di chi ci dice “noi siamo gli unici” che possiamo rappresentare gli interessi della tua categoria: fare leva su egoismi, su rivalità e competizione tra i lavoratori e lavoratrici serve solo a dividerci e a rafforzare la controparte.
DIFFIDIAMO di chi tira il sasso ma puntualmente ritrae la mano e rientra nei ranghi delle compatibilità.
DIFFIDIAMO di quelle organizzazione sindacali che con i loro comportamenti hanno azzerato in questi anni il livello di partecipazione creando distacco e sfiducia tra il personale.
Noi Cobas riteniamo che vada ricostruito un meccanismo di partecipazione nei posti di lavoro, intrecciando le specifiche questioni di ufficio (sicurezza, salario accessorio, diritti), con le vertenze di carattere generale per contrastare le politiche concertative attuate da CGIL, CISL, e UIL che hanno indebolito il potere contrattuale e salariale dei lavoratori pubblici.
Non ci interessa divenire professionisti della trattativa, o sindacalisti di mestiere, poiché riteniamo che debbano essere le assemblee dei lavoratori, e non le segrete stanze della trattativa, il luogo ove prendere decisioni.
Per questo motivo, consideriamo la lista COBAS come uno strumento per far riprendere voce ai lavoratori direttamente e senza deleghe.
Noi Cobas vogliamo rilanciare il ruolo delle RSU e della contrattazione, non in funzione della gestione del potere a livello di singolo ufficio, ma al contrario come strumento per rilanciare la partecipazione dei lavoratori ai processi decisionali.

E’ questo il motivo per cui anche negli uffici centrali un gruppo di lavoratori ha deciso di presentare una lista cobas.
La lista è aperta a tutti quei lavoratori che vogliono impegnarsi su contenuti che restituiscano dignità e protagonismo alla categoria, e rilancino la funzione sociale della Pubblica Amministrazione.

SOTTOSCRIVI E VOTA LA LISTA COBAS!

COBAS AGENZIA ENTRATE DIREZIONI CENTRALI

LUGLIO COL BENE CHE TI VOGLIO: GLI ACCORDI TRUFFA DEL 23

In nome del risanamento dell’economia nazionale, il 23 luglio 2007 il Governo Prodi, CGIL-CISL-UIL e Confindustria, hanno concertato un ennesimo accordo bidone. L’accordo siglato, guarda caso, un attimo prima delle ferie, riserva “lacrime e sangue” ai lavoratori sui temi delle pensioni e delle regole relative al lavoro e al mercato del lavoro. Ma vediamo in sintesi i termini dell’accordo:

PENSIONI – L’ Unione aveva promesso in campagna elettorale che sarebbe stato abolito lo scalone Maroni che avrebbe alzato l’età pensionabile, a partire dal primo Gennaio 2008. L’accordo del 23 luglio diluisce nel tempo l’innalzamento dell’età pensionabile, con un sistema di scalini, che, a regime, peggiorerà addirittura la riforma Maroni. L’aumento di 80 centesimi al giorno per coloro che hanno un reddito inferiore a 650 euro al mese e che hanno compiuto 64 anni è solo una misura propagandistica (e ridicola) per “indorare” la pillola di questo ennesimo attacco generalizzato al mondo del lavoro.

LAVORI USURANTI - La possibilità di andare in pensione con le vecchie regole per coloro che svolgono lavori usuranti viene resa vana dalla clausola che prevede che soltanto 5000 lavoratori all’anno su 1 milione e 400 mila potranno usufruire di questa “agevolazione”.
REVISIONE IN PEIUS DEI COEFFICIENTI DI CALCOLO DELLE PENSIONI
Dal 2010 automaticamente saranno rivisti ogni tre anni al ribasso i coefficienti di determinazione delle pensioni che così subiranno una diminuzione del 6/8%;
LAVORO PRECARIO - L’accordo del 23 luglio nella sostanza conferma tutte le forme di lavoro a tempo determinato, precario e interinale contenute nella legge 30 e nel pacchetto Treu, che nel 2006 hanno raggiunto il 54% del totale delle assunzioni.
Non è vero che dopo 36 mesi finisce il lavoro precario. È vero invece che dopo 36 mesi i contratti non si debbano rinnovare in azienda, ma davanti alla direzione provinciale del lavoro con l’assistenza del sindacato. Che differenza c’è? Nessuna. Le aziende potranno rinnovare quei contratti quante volte vorranno e dunque il precariato proseguirà a tempo indefinito.
STRAORDINARI - Con l’accordo viene concessa la decontribuzione degli straordinari ai datori di lavoro, che così potranno pagare meno il lavoro e sfruttare meglio.
La Confederazione COBAS e gli altri sindacati di base non sono gli unici ad aver bocciato il Protocollo: questo accordo è così impresentabile che dentro la CGIL sia la componente Lavoro e Società, che la FIOM nazionale, il sindacato dei metalmeccanici, hanno bocciato l’accordo.
Questo accordo non è ancora in vigore, per diventare legge sarà collegato alla prossima finanziaria. Possiamo e dobbiamo contrastarlo, con tutti i mezzi necessari, organizzandoci anzitutto a partire dai posti di lavoro, anche in vista dello sciopero generale già proclamato per il 9 novembre.
CGIL/CISL/UIL in questi giorni faranno votare i lavoratori sull’accordo: questa consultazione è così poco democratica che nelle assemblee saranno esposte solo le relazioni dei sostenitori dell’accordo.
NEL NOSTRO POSTO DI LAVORO L’ASSEMBLEA SULL’ACCORDO, INIZIALMENTE PREVISTA PER IL 3 OTTOBRE, E’ SALTATA: LORSIGNORI (CGIL, CISL E UIL) HANNO INTENZIONE DI CONFRONTARSI CON I LAVORATORI SUL PROTOCOLLO DI LUGLIO, O DOPO I FISCHI DI MIRAFIORI HANNO PAURA DI ALTRE BRUTTE FIGURE?

COBAS AGENZIA ENTRATE DIREZIONI CENTRALI

E' AUTUNNO, CADONO I TETTI…

Dunque i problemi della nuova sede sono "solo" la scarsa luce naturale, le lampade che fanno male agli occhi, le stanze senza vere pareti, gli ascensori che si fermano e qualche allagamento qua e là?
Nooo… E' autunno e adesso cadono anche i tetti!!!!
Vogliamo informare i lavoratori che il 19 settembre, in una stanza del terzo piano della torre A, dello stabile di via Cristoforo Colombo, sono caduti dei pannelli della controsoffittatura e delle tubature di ferro. Non è la prima volta, la stessa cosa è successa, in precedenza, anche al primo e al secondo piano della medesima torre.
Potrebbero sembrare episodi di un qualsiasi ufficio pubblico di un paese cosiddetto “in via di sviluppo”, ed invece è proprio quello che accade nella prestigiosa Direzione Centrale… Fortunatamente, “l’incidente” si è verificato mentre il personale non era in stanza, ma cosa sarebbe successo se fosse capitato durante il normale orario di lavoro?
E’ indispensabile che:
a) l’amministrazione proceda immediatamente ad una valutazione tecnica per stabilire se vi sia il rischio che simili episodi si ripetano;
b) le RSU si attivino per tutelare la nostra salute e la nostra incolumità.
Basta a giocare con la nostra salute!
COBAS AGENZIA ENTRATE DIREZIONI CENTRALI

9 giugno 2007

IL SINDACATO–FRACCHIA!

Certo non può sfuggire che i lavoratori statali sono sfiancati da continui attacchi ai propri diritti su ogni piano, turlupinati nei contratti, incalzati dalla precarietà più feroce, criminalizzati dalle campagne stampa “spazzatura” dei media al soldo della Confindustria. E i sindacati che fanno? Niente?…Stanno indolenti a guardare, o hanno le mani talmente legate che gli si ” intrecciano le dita”?Di fronte all’attacco liberista sulla «produttività» e sulla «competitività», frutto di un connubio poco casto tra i reggicoda di Monsieur Le Capital: Montezemolo e Padoa-Schioppa, e benedetto da Bankitalia, per frantumare le resistenze del lavoro ed imporre le logiche della precarizzazione assoluta, le pratiche verticistiche sono diventate un terreno scivoloso per i sindacati la cui unica prospettiva è perdere o "limitare il danno".

In nome di quelle leggi di mercato che si sono disvelate come il vero e solo responsabile di questo presente fatto di miseria e di guerre assassine, per l’ennesima volta i lavoratori sono stati bidonati sul testo di un accordo contrattuale senza piattaforma né sottoposto al voto - la volta precedente è stata con il memorandum – e sbeffeggiati da una pseudo-reazione sindacale smaccatamente inadeguata, anzi da un maldestro tentativo di “indorare la pillola”: perché è incontestabile che è questo oggi il ruolo principale del sindacato-Fracchia. Facile allora scivolare nel ridicolo!

La sgangherata difesa di quest’ultimo orrendo contratto smarrita in un labirinto di equivoci, oltre ad essere una lugubre epigrafe annunciante la morte del sindacato, se non bastasse, contribuisce ad insinuare nel lavoratore il virus di una perniciosa forma di fatalismo e di meccanicismo, sicché il rapporto sindacato-lavoratori che sta praticamente colando a picco o più genericamente la conclamata “crisi del sindacato”, da motivo di riflessione per ristabilire la priorità imprescindibile dei bisogni dei lavoratori, rischia di essere invece identificata come segno immutabile e incontrovertibile dei tempi.

“Il sindacato non abita più qui!”. Ora abita un territorio complicato e controverso come la politica. Infatti nel sindacato è cresciuto a dismisura il bubbone degli apparati, il ruolo politico «generale» rispetto al ruolo contrattuale, a tutto vantaggio del livello confederale rispetto alle categorie, rubando i mezzi all'azione diretta. Ciò si evidenzia non tanto dentro il luogo di lavoro dove magari la latitanza sindacale sul piano della difesa attiva dei lavoratori è compensata da una sorta di clientelismo assistenziale, quanto nella contrattazione e nel momento simbolico e ricompositivo della manifestazione di piazza. Questo meccanismo di centralizzazione burocratica, rende gli apparati sempre più autonomi rispetto ai lavoratori, sempre più legati al governo, da cui dipendono sempre di più. Quindi cresce lo spirito di dipendenza, la natura gregaria e da qui il pompieraggio e la necessità di mettere la sordina alle lotte dei lavoratori, apportando argomentazioni senza diritti di cittadinanza.

E’ un processo assai remoto che si è accentuato senza dubbio negli anni della concertazione, che ha cancellato la pratica democratica espropriandola in favore di un ripristino passivizzante di una delega in bianco. I sindacati, abdicando al loro compito, sono diventati sempre più organizzazioni centriste, sempre più una sorta di lobby politiche, piuttosto che uno strumento di contrattazione. E contano sempre meno non solo i lavoratori ma anche gli iscritti. Un espediente per continuare a vivacchiare, di un sindacato in crisi profonda?

Il fenomeno, in realtà, è troppo complesso per restringerlo in una definizione (anche “Fracchia” non basta!): più che un unico fiume in piena, sono tanti ruscelli con sorgenti diverse e percorsi talvolta opposti. Tutti però arrivano allo stesso punto….quello battuto da questi nuovi profeti dell’introversa rassegnazione.

Diventa sempre più chiaro che la sola risposta a questo stato di cose, l’unica prospettiva di progetto, passando per il superamento della propria parrocchia sindacale, è l’auto-organizzazione dei lavoratori e delle lavoratrici armata di proprie ragioni e propri metodi di lotta, basata sulla democrazia diretta e sul potere dell’assemblea generale, che può costringere i sindacati parolai a gettare la maschera e i lavoratori a schierarsi.